Battute che non fanno ridere

Battute che non fanno ridere

Esistono purtroppo persone che, quando si presenta loro l’occasione, non sembrano riuscire a resistere all’impulso di prendere in giro, provocare o insultare gli altri, anche se lo fanno quasi sempre in maniera subdola e indiretta. Per queste persone, tale impulso deve essere evidentemente così incontrollabile che lo fanno a volte in modo del tutto infondato, tramite osservazioni pretestuose, non necessarie e completamente fuori luogo. Tuttavia, al di là del risultare offensive e/o del dimostrarsi ignoranti, che cosa ne ricavano?

Poco tempo fa, durante una serata con un gruppo di più persone in un ristorante presso Vienna, una mia conoscente austriaca non ha potuto trattenersi dal fare, nel giro di pochi minuti, due battute, del tutto superflue e immotivate, sul fatto che “in Italia avete pure la mafia” e che “ma davvero, in Italia esiste per caso una qualche forma di consapevolezza dei diritti delle donne?”, ove il riferimento all’Italia era completamente ingiustificato e tirato in ballo a casaccio (stavamo parlando, in termini del tutto generali, senza alcun riferimento specifico all’Italia, agli italiani o a qualsiasi Paese concreto, rispettivamente di giustizia sociale e di femminismo).

Volendo rispondere per le rime, cosa che non ho ovviamente fatto in quanto non era mio interesse abbassare la conversazione al suo livello di schermaglia infantile, avrei potuto risponderle chiedendole quanti bambini tiene chiusi a chiave nella sua cantina e se si ubriaca ogni fine settimana (“due cose che fanno, o che comunque riguardano, tutti gli austriaci, no?”).

Ora, non posso non chiedermi cosa spinga una persona suppostamente adulta ad agganciarsi a un dettaglio del tutto casuale della conversazione (per esempio un’associazione verbale arbitraria con una parola casualmente pronunciata dall’interlocutore) o della situazione (per esempio un commento totalmente fuori luogo su un elemento del contesto) per piazzare simili battute, disinteressandosi tanto della loro pertinenza quanto dell’impatto che le sue parole possono avere sui suoi interlocutori (e con ciò non mi riferisco soltanto all’eventualità che possono offenderli, ma anche al fatto di indurli a dubitare in generale del loro grado di competenza sociale e delle loro capacità tout court di partecipare seriamente a una conversazione).

Anzitutto, in psicologia si parla a questo riguardo di disinibizione comportamentale, vale a dire della ridotta capacità di inibire un impulso. Al di là degli individui in cui è presente un disturbo neurologico, nella maggior parte dei casi ciò dipende semplicemente da scarsa abitudine all’autocontrollo oppure dalla deliberata scelta di non esercitarlo. La mente della persona produce senza riflettere una qualche libera associazione, e invece di filtrarla come farebbe la maggior parte delle persone adulte (“Ok, mi è venuto in mente … ma ciò non significa affatto che sia il caso di dirlo”), la esterna immediatamente, perché non riesce – oppure non ritiene necessario – inibirla. Ne derivano spesso commenti, se non maleducati, in ogni caso fuori luogo.

Oltre a ciò, battute di questo genere possono anche e soprattutto rappresentare una forma di affermazione di una posizione di (presunta) superiorità (“la battuta riguarda te, e non me… / mette in luce un tuo difetto, e non un mio…”) oppure mascherare un’ostilità passivo-aggressiva verso il soggetto a cui viene rivolta: l’ostilità non viene espressa apertamente, ma mascherata sotto forma di umorismo, consentendo a chi la pronuncia di denigrare o mettere in imbarazzo l’altra persona senza assumersene pienamente la responsabilità. In altre parole: l’insulto è reale, tuttavia viene “confezionato” in modo tale da apparire innocente nonché da consentire, qualora il destinatario reagisca, di ribaltare ulteriormente la responsabilità su di lui: “ma come puoi essere così stupido da non capire che stavo scherzando!” oppure “sei tu che sei troppo sensibile!”

Qualunque sia la causa profonda di tali comportamenti, in ogni caso, essi denotano una grave di mancanza di sensibilità e competenza interpersonale. Non tutto ciò che passa per la mente deve infatti necessariamente essere detto, né soprattutto trasformato in una battuta. L’umorismo, quando è autentico, crea una connessione tra le persone; quando viene invece usato a sproposito, riducendosi a manifestazione di superficialità e immaturità, se non perfino di aggressività mascherata, le separa.